Andrai

A casa dei miei genitori, nella mia vecchia stanza, stamattina ho ritrovato un pacchetto pieno di filtri per tabacco che dovevano risalire agli anni del liceo. Ho pensato per qualche istante se portarli con me nella mia casa a B., poi ho pensato che ora fumo sigarette, non mi servono, ma il tabacco in effetti mi piace, no non è vero continuo con le sigarette. Così ho lasciato i filtri nel cassetto della mia vecchia camera. Stasera, rientrata nella casa a B., la mia coinquilina mi ha chiesto se volessi un pacchetto di tabacco che aveva comprato ma che in realtà non le piaceva. Poteva anche regalarmi un pacchetto di cartine, ha detto, perché ne aveva uno in più. Io avevo finito le sigarette e nessuna delle due aveva dei filtri. Fuori pioveva.

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Andrai

Quotidianità

Ero sull’autobus. Stavo ascoltando un po’ di musica dall’iPhone. Non mi sono accorta che la mia fermata si stava avvicinando. Appena me ne sono resa conto mi sono buttata verso l’uscita arraffando borsa giacca equilibrio assieme, ma nella fretta ho scordato il telefono che, da attaccato alle cuffie, si è staccato cadendo a terra. In quel momento le porte dell’autobus si sono aperte e sono stata posta di fronte ad una scelta: resto sull’autobus per cercare il telefono, e quindi scendo alla prossima fermata, arrivando di conseguenza in ritardo al mio terzo giorno di lavoro — oppure scendo lasciando il telefono sull’autobus?

Credo mi sia passata tutta la vita davanti agli occhi. Ho immaginato situazioni, nuovi capi che si incazzano perché giustamente non sei puntuale, numeri di cellulare persi per sempre, la possibilità che qualcuno legga le assurde liste della spesa che compilo sul telefono, la possibilità che qualcuno pensi che compro davvero tutto quello che scrivo nella lista della spesa, la gente sull’autobus che mi fissa mentre resto ferma un secondo due secondi tre secondi ma forse non sta passando così tanto tempo è solo nella mia testa è solo; ripensare a tutte le volte in cui si parla di felicità, penso che potrei avere il trucco rovinato, il cane della signora sta dormendo, ma se l’autobus riparte? perché combino sempre dei disastri? perché l’autobus non parte? dovrei scendere ma adesso lo trovo, alla fine trovo sempre tutto, alla fine mi va sempre bene tutto, ho ancora le cuffie che mi penzolano dalle orecchie, il telefono è caduto qui vicino, non può essere lontano, a meno che non sia scivolato, guardo più avanti, indietro, il signore di fronte a me abbassa lo sguardo a terra forse mi vuole aiutare è gentile penso anch’io guardo

ho trovato il telefono e sono scesa.

Quotidianità

Situazioni Alterate

Da condizioni psicofisiche alterate derivano Situazioni Alterate. L’altro giorno, durante una di queste, mi trovavo a M. a casa di amici e siamo finiti a guardare uno stupidissimo programma in televisione. Io, la televisione, non la guardavo da almeno cinque anni.

Il programma era il solito quiz show all’italiana con cosce e paillettes. Quello che mi ha perplesso è che il gioco consisteva in soli due elementi: il corpo di una ragazza seminuda e la sua quinta (rifatta). Presenze minori: il concorrente, il presentatore, il pubblico. La suddetta ragazza aveva il compito di distrarre il concorrente attraverso un lieve contatto fisico paragonabile all’innocenza di uno strip club di Las Vegas, mentre il presentatore lo incalzava con una serie di domande difficilissime come la Cina si trova a Ovest o Est del Giappone, e il bianco dell’uovo si chiama Albume o Tuorlo.

Fine del gioco. Il concorrente va nel pallone, la ragazza seminuda si struscia ancora un po’ contro di lui, gli da un bacio sulla guancia premurandosi che la quinta (rifatta) saluti bene il pubblico, parte la pubblicità.

Exeunt Omnes.

Situazioni Alterate