Cristoforo Colombo

Quello che non dici è letteratura,

l’ipotetico della storia,

ciò di cui non parli.

L’incoscienza di Colombo

che scoprendo una terra

conobbe se stesso.

Advertisements
Cristoforo Colombo

Verso casa

Voglio ripercorrere la strada verso casa. Non mi stupisco del sentiero, lo conosco, ma quante novità e quanti alberi potati. Una pianta ricevuta ed una pianta regalata, gli auguri della mia palestra il giorno del compleanno e un accredito dei punti del treno, una festa e messaggi inaspettati, chi va, chi viene, chi resta. La gentilezza di Pioppo che nei giorni del mese in cui non si può fare la ruota e si ha mal di pancia asseconda la mia irascibilità, alla sera mi fa scegliere da quale ristorante ordinare a domicilio, e mentre mangiamo patatine sul divano si rassegna a guardare Moulin Rouge perché – assieme a Dirty Dancing – sa che sono i film adatti per questi momenti. Una grigliata in terrazza a Pasquetta tra vecchi e nuovi amici, un calice di vino aspettando la cena, la mano di mio padre che mi accarezza mentre mi dice buonanotte. Una maglietta a righe pulite e tre libri trovati in cantina, progetti per i prossimi mesi, De Andre’ che canta amico, amico fragile nel giradischi, i fiori alla finestra che sono una novità e quelli sugli alberi che sono puntuali. Il futuro è chiaro e terso, semplice in questi giorni. Anche queste sono pietre miliari nella strada verso casa.

Verso casa

Serale

Quando finisce una relazione sono tutti molto gentili e ti chiedono come stai e tu dici bene. Non sai nemmeno se definirla una “relazione”: per lui stavate insieme, per te no, e forse c’era qualche problema di comunicazione. Apprezzi i 45 minuti al telefono con la tua amica che sta andando a M. per lavoro e ti chiama dalla macchina e si ferma a fare benzina continuando a parlare. Nelle tasche hai ancora i biglietti delle mostre viste insieme a lui e a volte pensi alla sua famiglia. Ma gli amici sono molto gentili e spazzano via con piacere questi piccoli pensieri.

Serale

Di un’ostinazione

C’è questo amore strano, giovane, e curiosamente impossibile. Lo riconosco e mi basta nelle piccole cose, come un bicchiere d’acqua versato o la mano distratta che mi passa un libro. E’ l’amore dalle porte aperte che tu oltrepassi senza chiedere permesso come se fosse normale, come se fosse normalissimo che tu sappia dove tengo le chiavi e le prendessi senza domandarmelo. Lo fai, dopotutto, dicendo lo so. Però poi prendi le chiavi e le usi per altre porte, apri e chiudi, e me le restituisci con un’alzata di spalle. C’è una voce che mormora basta e poi c’è la tua, camicie e tono distinto, rivolta ad altri: mai stato un mistero. Allora faccio finta di niente, compro regali a chi dovrei, ritorno alla mia vita. Penso che la poesia sia il solo modo di sublimare questo amore, come altri amori passati, per renderlo se non vero almeno plausibile, e giustificare infine la mia ostinazione e il tuo non dire.

Di un’ostinazione